Età contemporanea · 1935–1936
Guerra italo-etiopica
Nell'ottobre 1935 l'Italia fascista di Mussolini invade l'Etiopia partendo dall'Eritrea, sua colonia confinante, per vendicare la sconfitta di Adua nel 1896. La Società delle Nazioni vota sanzioni, ma sono limitate e non impediscono la conquista. Addis Abeba cade nel maggio 1936, e l'Italia proclama il suo impero, mentre l'imperatore Hailè Selassiè si avvia all'esilio.
- Periodo
- 1935–1936
- Tipo di conflitto
- Conquista
- Paesi coinvolti (oggi)
- Etiopia, Italia, Eritrea
- Schieramenti
- Regno d'Italia fascista di Benito Mussolini, con forze provenienti dall'Eritrea e dalla SomaliacontroImpero d'Etiopia di Hailè Selassiè, che difende la sua indipendenza con un esercito poco modernizzato
- Esito
- Vittoria dell'Italia, che proclama la fine dell'indipendenza etiopica nel 1936. L'occupazione termina nel 1941, quando le forze alleate scacciano l'Italia dall'Africa orientale.
Le cause
L'Etiopia è uno dei rari Stati africani ad aver conservato la propria indipendenza di fronte alla colonizzazione europea. Nel 1896, ad Adua, il suo esercito infligge una cocente sconfitta all'Italia, che cercava di estendere la propria colonia d'Eritrea. Questa sconfitta resta nella memoria italiana come un'umiliazione. Negli anni Venti l'Etiopia entra nella Società delle Nazioni, ma l'Italia fascista, giunta al potere nel 1922, vuole un impero coloniale e una rivincita. Mussolini presenta la conquista come una necessità per la grandezza del paese.
Nel dicembre 1934 l'incidente di Ual Ual, sul confine tra Etiopia e Somalia italiana, fa delle vittime e serve da pretesto. L'Etiopia ricorre alla Società delle Nazioni, che tenta di organizzare una composizione, ma l'Italia rifiuta l'arbitrato proposto. Il Regno Unito e la Francia sperano anzitutto di blandire Mussolini, senza rinunciare ai propri interessi in Africa. Durante l'estate 1935 l'Italia rafforza le sue truppe in Eritrea e in Somalia, moltiplicando i preparativi militari. Il 3 ottobre 1935 le forze italiane varcano il confine dall'Eritrea ed entrano in Etiopia.
Lo svolgimento
L'invasione inizia il 3 ottobre 1935. Le truppe italiane, meglio equipaggiate, avanzano dall'Eritrea verso il nord dell'Etiopia, mentre un secondo fronte si apre a sud-est, a partire dalla Somalia. Le colonne motorizzate e i carri avanzano su strade rudimentali, contro un esercito spesso armato di fucili antiquati. L'aviazione italiana bombarda le colonne etiopiche, poi le città e i villaggi, il che suscita forte emozione nel mondo. L'imperatore Hailè Selassiè ordina la mobilitazione generale, e il suo esercito si organizza per resistere.
Il 7 ottobre 1935 la Società delle Nazioni riconosce l'Italia come aggressore, poi qualche giorno più tardi vota sanzioni che escludono il petrolio, poiché le grandi potenze temono di inasprire il conflitto con Roma. Mussolini non indietreggia. Alla fine di novembre 1935 il maresciallo Pietro Badoglio assume il comando delle truppe italiane. In dicembre, i ministri britannico e francese, Samuel Hoare e Pierre Laval, propongono un piano che prevede di cedere una parte dell'Etiopia all'Italia. Il progetto, rivelato dalla stampa, suscita uno scandalo e viene abbandonato.
In primavera 1936 gli eserciti etiopici tentano di resistere nel nord del paese. In marzo 1936, a Maychew, vengono sconfitti dall'esercito italiano. Gli italiani ricorrono allora a gas da combattimento, tra cui l'iprite, il che suscita la condanna dell'opinione internazionale. Le colonne italiane avanzano poi verso la capitale, e l'imperatore capisce che la difesa della città non è più possibile. I combattimenti si concentrano sulle strade del centro del paese. Gli scontri si svolgono in condizioni molto dure, tra montagne, altopiani e strade polverose.
Le colonne italiane raggiungono Addis Abeba. Il 5 maggio 1936 le truppe di Badoglio vi entrano, dopo la partenza dell'imperatore, che si esilia prima a Gibuti, poi in Gran Bretagna. Le truppe italiane occupano la capitale e vi installano un'amministrazione militare, che impone la propria legge alla popolazione. Il 9 maggio Mussolini proclama la fondazione dell'Impero italiano, che riunisce Etiopia, Eritrea e Somalia. Questo momento è presentato dal regime come una vittoria nazionale, e le cerimonie si moltiplicano in tutta Italia.
Il 30 giugno 1936 Hailè Selassiè prende la parola davanti alla Società delle Nazioni, a Ginevra. Denuncia un'aggressione, ricorda che l'Etiopia non fa che difendere la propria indipendenza, e chiede ai membri dell'organizzazione di mantenere i loro impegni. Il suo discorso è molto commentato, ma non modifica la posizione delle grandi potenze. Nel luglio 1936 la Società delle Nazioni revoca le sanzioni, il che segna la fine della sua azione in questa crisi. Questo discorso resta un momento significativo nella storia della Società delle Nazioni.
Le conseguenze
Il discredito della Società delle Nazioni è immediato: un'organizzazione creata per impedire le conquiste non è riuscita a opporvisi. L'Italia si avvicina alla Germania nazista, e nell'ottobre 1936 si forma l'asse Roma-Berlino. L'Etiopia resta occupata fino al 1941, quando le forze britanniche ed etiopiche scacciano gli italiani, e Hailè Selassiè rientra nella sua capitale. Questa guerra contribuisce anche a indebolire l'equilibrio europeo, alla vigilia del conflitto mondiale. Diversi Stati d'Africa e d'Asia vedono in questo abbandono la prova dell'impotenza delle potenze europee.
Gli storici discutono l'ampiezza delle violenze della campagna, in particolare l'uso dei gas, e le rappresaglie condotte dopo un attentato contro il viceré Graziani nel febbraio 1937. Si interrogano anche sulla responsabilità delle potenze che hanno preso in considerazione un compromesso con l'Italia. In Etiopia la guerra resta un simbolo della resistenza alla colonizzazione, e Adua vi è celebrata come una vittoria fondatrice. In Italia il regime presenta la conquista come un compimento, ma la memoria di questa guerra resta a lungo poco presente nel dibattito pubblico.
Linea del tempo
- 1935L'Italia di Mussolini invade l'Etiopia partendo dall'Eritrea (ottobre)
- 1935La Società delle Nazioni vota sanzioni limitate contro l'Italia
- 1936Battaglia di Mai Ceu: sconfitta dell'esercito etiopico (marzo)
- 1936Le truppe italiane entrano ad Addis Abeba (5 maggio)
- 1936Hailè Selassiè denuncia l'aggressione alla tribuna della Società delle Nazioni (giugno)
Personaggi chiave
- Benito Mussolini, capo del governo fascista italiano, che ordina l'invasione dell'Etiopia
- Hailè Selassiè, imperatore d'Etiopia, che denuncia l'aggressione davanti alla Società delle Nazioni
- Pietro Badoglio, maresciallo italiano, comandante in capo delle truppe in Etiopia, che entra ad Addis Abeba
- Rodolfo Graziani, generale italiano, che comanda il fronte sud e poi guida la repressione della resistenza etiopica
Mettiti alla prova con 3 domande
Domanda 1 di 3
Quale battaglia del 1896 vede l'esercito etiopico sconfiggere gli italiani?
Domande frequenti
Perché l'Italia invade l'Etiopia nel 1935?
Il regime fascista di Mussolini vuole conquistare un impero coloniale e cancellare la sconfitta di Adua, nel 1896, quando l'esercito etiopico sconfigge gli italiani. L'incidente di Ual Ual, nel dicembre 1934, serve da pretesto alla mobilitazione. La conquista deve anche rafforzare il prestigio del regime in Italia. L'invasione inizia nell'ottobre 1935.
Perché la Società delle Nazioni non riesce a fermare l'Italia?
Le sanzioni votate nell'ottobre 1935 escludono il petrolio, per timore di spingere l'Italia verso la Germania. Il piano Hoare-Laval, in dicembre, propone di cedere una parte dell'Etiopia all'Italia, ma viene abbandonato sotto la pressione dell'opinione pubblica. Per mancanza di autorità e di mezzi d'azione, l'organizzazione non può impedire la conquista.