Età contemporanea · 1975–1990
Guerra civile libanese
Dal 1975 al 1990 il Libano è dilaniato da una guerra civile che oppone milizie cristiane, musulmane, drusi e palestinesi, con l'intervento della Siria e di Israele. I massacri di Sabra e Chatila, nel 1982, e gli attentati del 1983 segnano gli animi. Gli accordi di Taif, firmati nel 1989, ridisegnano la spartizione del potere, e i combattimenti cessano a Beirut nell'ottobre 1990.
- Periodo
- 1975–1990
- Tipo di conflitto
- Guerra civile
- Paesi coinvolti (oggi)
- Libano, Siria, Israele, Palestina
- Schieramenti
- Campo cristiano, in particolare le Falangi e le Forze libanesi, sostenuto da Israele a partire dal 1982controCampo delle forze di sinistra, musulmane e palestinesi, con Amal e poi Hezbollah, sostenuto in misura variabile dalla Siria e dall'OLP
- Esito
- Fine della guerra senza un vincitore netto. Il sistema di Taif riafferma la spartizione confessionale del potere, e la presenza siriana si prolunga fino al 2005.
Le cause
Il Libano è una repubblica il cui potere è ripartito in base all'appartenenza confessionale. Il Patto nazionale del 1943 attribuisce la presidenza a un maronita, il governo a un sunnita e la presidenza dell'Assemblea a uno sciita. Questo sistema, fragile, non segue più l'evoluzione demografica, e i musulmani reclamano una migliore ripartizione. Dopo il 1970, l'arrivo dei combattenti dell'OLP, cacciati dalla Giordania, insedia gruppi armati palestinesi nel sud del paese. Queste tensioni danno vita a milizie, che si moltiplicano nei quartieri di Beirut.
Il 13 aprile 1975 tiratori falangisti attaccano un autobus che trasporta palestinesi ad Ayn al-Rummaneh, nella periferia est di Beirut. Questo attacco scatena rappresaglie, poi combattimenti che si estendono a tutta la capitale. Le milizie cristiane, tra cui le Falangi di Pierre Gemayel, e le formazioni palestinesi e di sinistra si scontrano in un clima di sfiducia. Il governo, incapace di mantenere l'ordine, non riesce a fermare l'escalation. Il paese scivola così nella guerra civile. Ciascun campo accusa l'altro di aver provocato l'escalation.
Lo svolgimento
Nel 1975 la capitale si divide in settori. Una linea di demarcazione, detta linea verde, separa Beirut Est, a maggioranza cristiana, e Beirut Ovest, a maggioranza musulmana e palestinese. Milizie e massacri di civili si verificano da entrambe le parti, e gli spostamenti di popolazione si moltiplicano. I quartieri misti scompaiono, e ciascuna comunità si raggruppa nel proprio settore. Scuole, ospedali e servizi pubblici funzionano con difficoltà. L'intero paese si frammenta in zone controllate da signori della guerra, e lo Stato centrale esercita solo un'autorità ridotta.
Nel giugno 1976 l'esercito siriano entra in Libano, su richiesta del presidente libanese, per sostenere le forze cristiane e contenere i palestinesi. Il suo intervento, dapprima limitato, cambia l'equilibrio del conflitto. I combattimenti si intensificano sulle montagne e nei sobborghi di Beirut. Nell'estate 1976 il campo di Tell al-Zaatar, tenuto dai palestinesi, cade dopo un lungo assedio, e i suoi abitanti subiscono gravi perdite. La Siria resta presente in Libano, e il suo esercito diventa un attore centrale della guerra.
Nel 1978 l'esercito israeliano lancia un'operazione a sud del Litani, e l'ONU crea una forza di interposizione, l'UNIFIL. Nel 1982 Israele invade il Libano per cacciare l'OLP. L'esercito israeliano assedia Beirut Ovest, e l'OLP evacua la città sotto la protezione di una forza multinazionale. I bombardamenti colpiscono i quartieri densamente popolati, e la capitale vive mesi di tensione. Nell'agosto 1982 Bashir Gemayel, capo delle Falangi, viene eletto presidente, ma viene assassinato il 14 settembre, il che precipita il paese in una nuova crisi.
Nei giorni seguenti questo assassinio, miliziani falangisti entrano nei campi palestinesi di Sabra e Chatila, a Beirut Ovest, allora sotto controllo dell'esercito israeliano. I massacri che vi si svolgono, dal 16 al 18 settembre 1982, causano numerosissime vittime civili. Una commissione d'inchiesta israeliana conclude per una responsabilità indiretta di Israele. Nel 1983 la forza multinazionale subisce attentati: il 23 ottobre, camion-bomba colpiscono il quartier generale dei Marines americani e l'edificio dei paracadutisti francesi. Questi eventi suscitano forte emozione nel mondo.
La forza multinazionale lascia il paese nel 1984. Gli scontri proseguono tra milizie sciite, palestinesi e drusi, poi nella «guerra di liberazione» che conduce il generale Michel Aoun contro la presenza siriana. Nell'ottobre 1989 gli accordi di Taif, negoziati sotto l'egida dell'Arabia Saudita, fissano una nuova spartizione del potere. Nell'ottobre 1990 l'offensiva dell'esercito siriano contro il palazzo presidenziale di Aoun pone fine ai combattimenti a Beirut. I rapimenti di ostaggi stranieri si moltiplicano a Beirut durante questi anni.
Le conseguenze
Gli accordi di Taif fissano una nuova spartizione del potere, che rafforza i musulmani senza sopprimere il sistema confessionale. La presidenza resta maronita, ma il potere è condiviso con il presidente del Consiglio dei ministri, sunnita, e con il presidente dell'Assemblea, sciita. La Siria resta presente in Libano fino al 2005, e le milizie, tra cui Hezbollah, conservano una parte delle loro armi. Una legge di amnistia del 1991 copre la maggior parte dei crimini commessi durante la guerra. Il paese ricostruisce lentamente la propria economia, ma le tensioni politiche restano vive.
La guerra lascia numerosi scomparsi, e le famiglie chiedono ancora la verità sulla loro sorte. I manuali scolastici dedicano poco spazio al conflitto, e non esiste un racconto ufficiale condiviso. Gli storici discutono le responsabilità delle diverse milizie, dell'intervento siriano, dell'invasione israeliana del 1982 e dell'influenza delle potenze esterne. Ogni comunità conserva una memoria propria, segnata dai suoi morti e dalle sue lagnanze. Il Libano resta così diviso sull'interpretazione di questa guerra, le cui conseguenze politiche sono ancora visibili.
Linea del tempo
- 1975Inizio della guerra civile dopo l'attacco a un autobus a Beirut (13 aprile)
- 1976L'esercito siriano interviene in Libano
- 1982Israele invade il Libano; massacri di Sabra e Chatila (settembre)
- 1989Accordi di Taif, negoziati sotto l'egida dell'Arabia Saudita (ottobre)
- 1990Fine dei combattimenti a Beirut (ottobre)
Personaggi chiave
- Camille Chamoun, ex presidente maronita, figura della destra cristiana, alleato delle Falangi all'inizio della guerra
- Bashir Gemayel, capo delle Falangi, eletto presidente nel 1982 e assassinato nel settembre dello stesso anno
- Michel Aoun, generale, capo del governo militare dal 1988 al 1990, che combatte la presenza siriana
- Hafez al-Assad, presidente siriano, il cui esercito interviene in Libano a partire dal 1976
Mettiti alla prova con 3 domande
Domanda 1 di 3
In quale anno il Patto nazionale instaura la spartizione confessionale del potere in Libano?
Domande frequenti
Perché il potere è ripartito in base alla confessione in Libano?
Il Patto nazionale del 1943 ripartisce le principali funzioni dello Stato tra le comunità religiose: presidenza a un maronita, governo a un sunnita, Assemblea a uno sciita. Questa ripartizione, concepita per placare il paese, diventa una fonte di tensioni man mano che la popolazione cambia e gli equilibri si spostano.
Perché la Siria e Israele intervengono in Libano?
La Siria interviene nel 1976 per pesare sul conflitto, poiché il Libano le è storicamente legato. Israele invade il sud del paese e Beirut nel 1982 per cacciare l'OLP, che dispone di basi in Libano. Questi interventi prolungano la guerra e complicano qualsiasi soluzione negoziata.